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Quando Collezionismo e Arte si confondono

Articolo del prof. Claudio Pepoli

 

Chissà quante volte nelle nostre case ci è mai capitato di dire :

dobbiamo fare un pò di spazio nello sgabuzzino, c’è una gran confusione, gettiamo via quella vecchia televisione che ormai non funziona più ch’è pure in bianco e nero ed anche quella radio mi sta sullo stomaco da tanto tempo, e pure quel "coso" là, ormai non serve più, buttiamo via tutto e rinnoviamo casa”.

 Ebbene a Cefalù c’è un uomo che invece ama contornarsi di questi "cosi", che ama riempire, o meglio, che ama arredare la sua casa con questi articoli. La sua passione sono TV e RADIO d’Epoca ed altri Oggetti ed Apparecchi affini (Giradischi, Mangiadischi, Mangianastri, Dischi in vinile, Registratori a nastro, ecc.).

 Quest’uomo è Pietro Ciolino e la sua irrefrenabile passione per il Collezionismo, nutrita ormai da anni con trascorse esposizioni, è tanto forte da averlo spinto ad aprire qui a Cefalù in via Gioeni 76, una sala apposita dedita all’esposizione dei suoi pezzi di antiquariato”, protagonisti in assoluto  nella storia della comunicazione di massa,  la Sala Mostre Guglielmo MarconI , in onore di colui che nel 1900 gettò il primo ponte aereo sull’Atlantico, il Telegrafo senza fili.

 Tutto questo semplicemente per lasciare  ad ognuno di noi  la possibilità di potersi proiettare indietro nel tempo in un viaggio "guidato" dalle emozioni "Trasmesse " da Pietro.

 Per farlo, quest’anno è stato scelto un contesto appropriato, capace tanto di confondersi, quanto di valorizzare quei gioielli gremiti di antichità e di storia vissuta, abili intrattenitori di tutti i giorni, senza rivali.

  “Abbiamo voluto utilizzare questo vecchio magazzino perché è pieno di memorie, è pieno di ricordi del nostro passato, è pieno di pezzi di storia” dice l’Architetto Mauro Caliò, Direttore Tecnico dei lavori di Restauro, durante il suo discorso inaugurale di Domenica 21 Agosto.

 Ci son voluti quasi tre mesi per riportare alla luce quei Frammenti di Antichità, dalle pietre in lumachella di un vecchio Frantoio alle suppellettili in terracotta, dal lavandino in marmo alle Antiche Scalinate, dalle Arcate in tufo alle pareti in pietra, il tutto per realizzare una mostra di soli tre giorni.

 Un lavoro minuzioso quello di Mauro, rigorosamente accorto nella scelta dei materiali di restauro, nella cura attenta del particolare, nella ricerca della ricollocazione più appropriata dei Pezzi ritrovati, nella riproduzione di un ambiente tanto capace di rievocare tempi ormai passati, quanto abile nel  proporre un accattivante contrasto tra il Rustico e il Moderno.

 Soddisfazione anche per i due addetti ai lavori manuali, Giovanni Città e Filippo Forti, compiaciuti d’essere stati chiamati a portare a termine un compito che si è rivelato gratificante.

 Non di meno interesse le sculture in Tufo esposte dall’artista Livornese, ma di adozione siciliana, Franco Giambelluca, frutto di un lavoro nato durante un periodo particolarmente travagliato della Sua vita.

 Difatti la scultura come le sue altre espressioni artistiche spesso sono venute fuori in periodi critici, quasi a servire come sfogo, a comunicare i propri disagi, a esprimere  quel dolore e quella frustrazione del vivere in luoghi dove tutt' oggi la disoccupazione, il lavoro nero e il ricatto morale fanno da padroni.

 Questo dolore ben si esprime nelle sculture urlanti di sua ultima produzione.